PROSPETTIVE FUTURE
Per quanto riguarda i tipi di organizzazione nel futuro si prospettano due diversi approcci:
Educazione allo sport, strettamente correlata alle istituzioni, in quanto l’organizzazione è vista come soggetto che porta valore sociale
Centri Wellness (o Centri benessere) che integrano benessere (sauna, terme…), educazione fisica ed educazione culturale
Molte imprese, che poco o nulla hanno a che vedere con il mondo dello sport, si stanno avvicinando al business del wellness; si sta allungando sempre più l’elenco di operatori che arrivano dal mondo dell’high-tech, dell’editoria e della cosmesi, eclatante è l’esempio della Technogym, azienda-modello nel mondo, marchio italiano noto ovunque, che ha colto in anticipo rispetto ad altri le immense potenzialità dell’”industria del benessere”.
Il popolo del wellness sta cambiando pelle ed identità, non è più composto da soli “perfezionisti del corpo”, ma da intere famiglie, gruppi di amici che, grazie alle attività sportive, trovano il modo per occupare in maniera sana il proprio tempo e per ampliare le proprie conoscenze.
Vista la crescente concorrenza e gli altrettanto crescenti costi di gestione, dovuti alla necessità di dotarsi di strutture moderne per venire incontro alle esigenze della clientela, anche per le organizzazioni sportive si renderà necessaria una gestione che tenga conto dell’economicità e sia attenta alle prospettive future. L’amministrazione si sta avvicinando sempre più alla governance delle società commerciali.
Il legislatore ha adeguato la normativa a tali esigenze, accanto alle associazioni sportive, ora possono coesistere anche le società sportive; in considerazione della disciplina introdotta dalla già citata legge 586/96, infatti, queste ultime possono perseguire di fatto anche lo scopo di lucro. Nel periodo anteriore alla suddetta legge, invece, gli utili prodotti dalle società sportive dovevano essere reinvestiti nelle società stesse per il perseguimento esclusivo dell’attività sportiva, mentre l’eventuale residuo dell’attivo, in ipotesi di liquidazione della società doveva essere devoluto al CONI (dopo il rimborso ai soci di azioni o quote al solo valore nominale).
Un possibile modello, riscontrato nella prassi, che riesce a coniugare l’obiettivo di un’adeguata offerta sportiva, con quello dell’economicità della gestione, presenta al centro una società commerciale (holding gestita da pochi soggetti) che concede a più associazioni sportive (una per ogni sport) le strutture sportive di proprietà della società in comodato d’uso gratuito. I profitti generati dalle iscrizioni e quote mensili dei fruitori, vengono poi ripartiti come royalties secondo diverse proporzioni es. 70% alla società commerciale a scopo di lucro e 30% alle associazioni non profit, che devono remunerare collaboratori ed allenatori.
Gli obblighi di manutenzione ordinaria sono a carico delle associazioni, mentre la manutenzione straordinaria spetta alla società commerciale. Il collegamento gestionale (associazioni - società) dei vari collaboratori spetta alla figura professionale del “Coordinatore Generale” che si discosta dal classico Direttore Generale in quanto non può imporre delle scelte o degli indirizzi, ma solo proporli ai responsabili dei vari settori sportivi.
I vantaggi derivanti da questo tipo di organizzazione riguardano la flessibilità dei rapporti di collaborazione, infatti con queste forme contrattuali, la società commerciale che è a capo della struttura organizzativa, non intrattiene rapporti diretti con istruttori, addetti alla manutenzione, segretarie, collaboratori: in questo modo il lavoratore non potrà citare in giudizio la società nel caso di vertenze, o di mancato rispetto dello Statuto dei Lavoratori. Sono così anche eliminate tutte le possibili conseguenze di problemi con le Organizzazioni Sindacali.